L'azienda si occupa della progettazione, importazione e distribuzione in Italia dei prodotti EKOVEL®. La sua missione è inoltre promuovere lo studio e le applicazioni cliniche dei metodi di cura del piede e del suo movimento, ai fini di migliorare la postura umana ed eliminare disordini motori, aumentando l'efficacia dei trattamenti attraverso ortesi più funzionali.

L'obiettivo è quello di esplorare questo mondo e le scienze ad esso correlate. I problemi più frequenti dei nostri pazienti sono affrontati nella loro completezza e non settorialmente. Una visione olistica della patologia che, spesso, è solo il riflesso di un disturbo lontano. Inoltre, viene fatto un confronto tra le terapie conservative più accreditate e la chirurgia tradizionale per chiarire i confini di ciascun ambito. Per avvicinare, e non dividere, le specialità e gli attori, unendoli nello sforzo comune di guarire i nostri malati.

Tutti i nostri prodotti sono stati pluripremiati ai saloni mondiali di ortopedia per le innovazioni e le metodologie di cura, immessi nel mercato svizzero e poi inseriti nel nomenclatore S.S.N. italiano.

Si rivolge in prevalenza al settore specialistico ortopedico, neurofisiologico e collabra con gruppi di diverse competenze professionali.

L'azienda si avvale anche di macchinari di ultima generazione per la diagnostica della colonna vertebrale col metodo formetric® 3D/4D

Base Posturale è aperta alla cooperazione con altre società scientifiche nazionali ed internazionali per attivare iniziative di reciproco beneficio.

L'azienda si colloca in un contesto sociale ed ambientale con cui condivide gli stessi principi: crescita sana, scienza, tecnologia e natura.

La biomeccanica è la scienza che studia i fenomeni della postura, considerando il corpo umano come una macchina capace di determinate prestazioni, dove tali prestazioni sono, in ultima analisi, fenomeni di moto che possono venire analizzati con sufficiente precisione attraverso l'impiego di particolari strumentazioni di valutazione e di misura. La biomeccanica moderna si può far risalire a Galileo Galilei quando affermava che "ogni fenomeno in natura si può esprime attraverso formule matematiche", frase con cui la si può definire. Nel presente è comunemente espressa come il substrato geometrico dell'apparato muscolo-scheletrico integrato nello spazio tridimensionale in relazione alle leggi che regolano il nostro universo.

Per risolvere un problema di equilibrio con strumenti della statica e del corpo rigido dobbiamo prendere in considerazione delle incognite che sono la contrazione muscolare e le forze di reazione sulle articolazioni (forze interne), ed altre note come la forza di gravità, i carichi applicati durante gli esercizi ed i carichi impostati da protesi (forze esterne).

Quindi devono essere note:

  • le direzioni delle azioni delle forze muscolari coinvolte
  • i punti di applicazie dei gruppi muscolari coinvolti
  • il peso delle parti del corpo interessate
  • la posizione del baricentro delle parti di corpo interessate
  • gli assi di rotazione delle articolazioni
  • la parametrizzazione di una rotazione articolare

La risoluzione di questo problema è generalmente molto complicata e bisogna applicare leggi di fisica e calcoli geometrici seguendo i seguenti principi di base:

  • sistema inerziale di Newton
  • principio di D'Alamerr
  • teorema di Feuerbach
  • teorema di Rivals
  • legge di Hook
  • angoli di Eulero
  • trigonometria sferica
  • orbita periodica
  • curvatura Gaussiana
  • geometria differenziale

Lo studio biomeccanico statico e dinamico del piede, con e senza calzatura, rappresenta indubbiamente un contributo fondamentale allo studio dell'equilibrio e della postura, fornendoci, nel contempo, tutte quelle indicazioni clinico-terapeutiche per una eventuale correzione.

L'uomo si trova quasi sempre in una condizione di equilibrio nello squilibrio e questo è decisamente amplificato quando la base di appoggio non è corretta. Tuttavia ogni individuo normale possiede la capacità di avere una serie di reazioni che gli permettono di recuperare l'equilibrio attraverso le deformazioni del corpo stesso. Queste reazioni costituiscono la capacità dell'equilibrio dell'uomo eretto; se fosse un oggetto rigido il nostro corpo eretto sarebbe invece sempre in una condizione di instabilità di equilibrio.

Il riflesso è la risposta che l'organismo da, sempre involontariamente e talvolta inconsciamente, a stimoli provenienti dall'ambiente che lo circonda o dal suo stesso interno. Il riflesso si estrinseca secondo modalità ben conosciute.

Diceva Sherrington che il riflesso è l'unità funzionale più importante dell'attività integrativa che si manifesta nel sistema nervoso centrale.

Ogni riflesso ha un suo finalismo. L'arco riflesso nella sua essenza più semplice consta di cinque costituenti riflessi. Un recettore, una via afferente, un centro nervoso, una via efferente, un effettore.

Ci sono stimoli adeguati o precisi che servono ad evocare una certa risposta riflessa. Ciascun riflesso ha la sua soglia. Il riflesso giunge nel ganglio, con l'altro dentrite raggiunge il centro spinale dal quale partono le fibre efferenti dirette all'effettore. Sappiamo che i riflessi possono sommarsi fra di loro e sappiamo che possono reclutarsi reciprocamente, sappiamo che i riflessi anche se di natura diversa possono seguire una via comune. Sappiamo che una risposta riflessa è soggetta ad affaticamento, dopo poco perde la sua efficacia e che è quindi affaticabile.

Sappiamo ancora che i riflessi possono essere inibiti da stimoli termici, dolorifici e propriocettivi muscolari. L'attività di un muscolo è governata in via volontaria ed involontaria. Il controllo involontario dell'attività, muscolare è il controllo riflesso propriocettivo.

Questi riflessi si dividono in tonici ed in fasici.

Mentre ultimi riflessi fasici sono fugaci e pronti, i riflessi tonici hanno una latenza maggiore e non risentono della fatica.

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Tutore articolato dinamico stecca EKOVEL® per l'alluce valgo, massimo comfort di notte. Corregge la deformazione in valgismo dell'alluce, ripristinando la normale deambulazione fisiologica. Sostiene il piede ad ogni passo, proteggendo la sporgenza ossea ed elimina la borsite reattiva. Riduce il rischio di evoluzione artrosica dell'articolazione dell'alluce. Studiato per impiego notturno.

Indicazione: corregge la deformità e riduce l'aggravamento dell'alluce valgo, inoltre in uso post-operatorio, mantiene la correzione chirurgica e protegge l'area operata. Indicato per: esostosi del primo metatarso - borsite metatarso-falangea - dolore articolare - sindrome pronatoria dell'avampiede associata all'alluce valgo.

Taglia: misura unica

Il metodo EKOVEL® è una tecnica basata sui processi di guarigione naturale del sistema muscolo-sceletrico.

I muscoli non sono solo legati ai movimenti del corpo, ma anche al controllo della circolazione dei liquidi venosi e linfatici, della temperarura corporea, ecc. Il funzionamento non appropriato dei muscoli induce differenti tipologie di sintomi.

La tecnica EKOVEL® si basa su un concetto terapeutico che, adottando i principi della scienza Biomeccanica-dinamica, neuro-fisiologia e neuro-sensoriale con una perfetta sinergia ortesica dinamica e progressiva, agevola liberi movimenti al fine di permettere al sistema muscolare di aiutare il corpo a conquistare posizioni geometriche delle articolazioni inferiori della coxa pedis e segmenti soprastanti biomeccanicamente ideali, come è anche definita da noi ortostasi in "N" definizioni (infinite).

La filosofia di questo metodo è in perfetta sintonia con l'idea che "una funzione costituisce un organo". Il nostro corpo mostra queste caratteristiche che noi conosciamo poiche':

  • si sta muovendo in un spazio gravitazionale tridimensionale, che è soggetto alle leggi biofisiche;
  • intereagisce con l'ambiente esterno attraverso le funzioni controllate rigidamente dai meccanismi neurofisiologici;
  • mantiene un equilibrio interno (omneostasi) attraverso la funzione di auto-regolazione e auto-rimodellamento presente nel codice genetico dell'essere umano.

I plantari adattabili e propriocettivi EKOVEL® STEP CORRECT® sono dotati di un micromeccanismo a rialzo variabile da 12 a 26 millimetri con scatti di 0,33 millimetri collocati dove si intende stimolare fisiologicamente la catena muscolare attivando il riflesso da stiramento (volta mediale longitudinale del piede).

Nascono allo scopo di

  • convertire energie chimiche in energia meccanica in dimensione dinamica;
  • integrare sistemi meccanici sensoriali e neurologici in ottica dinamica;
  • modificare sequenzialmente in modo più appropriato
    • adduzione-abduzione
    • eversione-inversione
    • plantaro-dorsiflessione
  • ridurre il picco di eversione del retropiede;
  • aumentare l'input sensoriale e la pressione nell'area centrale del piede e ridurre la pressione nell'area in corrispondenza delle dita in dinamica;
  • ristabilizzare il retropiede e creare le condizioni per favorire la struttura elicoidale a passo variabile del piede in dinamica;
  • ridurre in modo graduale e progressivo i sovraccarichi sul IV e V raggio metatarsale;
  • accelerare la ripresa funzionale in seguito alla correzione dell'alluce, del calcagno, del ginocchio, dell'anca e della colonna vertebrale permettendo un appoggio, una rotazione e una torsione graduale corretta della coxa pedis e di tutta la pianta del piede;
  • favorire e dimezzare i tempi di ripresa in casi di osteoporosi, insufficenza venosa e linfatica;
  • arrestare, riallineare e non ridestare nessuna sintomologia dolorosa nelle instabilità croniche già trattate dell'alluce, del calcagno, del ginocchio, dell'anca e della colonna vertebrale;
  • eliminare le infiammazione dell'apneurosi plantare (dal calcagno ai legamenti delle falangi) e rimodulare i sovraccarichi durante il passo;
  • aumentare l'efficienza nel protocollo di rieducazione dopo la distorsione della caviglia (in Italia 6000 distorsioni al giorno);
  • riprogrammare lo squilibrio del sistema achilleo-calcaneo (nel piede cavo e cavo-talo);
  • correggere il cedimento della struttura longitudinale e traversale del piede anche in età evoluta;
  • dare una valenza prognostica nei confronti delle recidive delle patologie di cui sopra ad esologia multifunzionale.

Questo grazie al suo meccanismo a precisione micromillimetrica che permette di spostare e disporre i carichi eccessivi e continui verso l'esterno del piede di modo che il paziente riesce ad adattarsi ai nuovi parametri e modificare la dinamica del passo associata alla sua fisiologia.

Permettono inoltre di ristabilire gradualmente l'equilibrio muscolare (riprogrammazione posturale) e di conseguenza quello articolare. Eliminando l'adattamento (cioè l'equilibrio nello squilibrio), permettono una ri-armonizzazione dell'intero apparato locomotore (equilibrio vero e proprio).

Nelle realtà dinamiche pre e post operatorie l'indicazione all'uso obbligatorio di plantari EKOVEL® non è una conseguenza dell'intervento bensì è legata alla alterata postura e alle problematiche rotatorie e torsionali della coxa pedis che hanno causato la patologia dell'alluce valgo, dita a martello, metatarsalgie, instabilità del ginocchio, instabilità dell'anca, e alterazioni biomeccaniche.

Il mancato uso dei plantarai EKOVEL® associato al suo protocollo terapeutico dinamico progressivo e supervisionato (follow-up di 9 mesi) in ogni caso facilita la recidiva del valgismo, dei sovraccarichi sul IV e V raggio metatarsale con le sue conseguenze ed indicazioni ai nuovi esami.

Grazie ai suoi larghi campi di applicazione clinica nelle patologie congenite, neurologiche, degenerative e postraumatiche, e il suo algoritmo terapeutico progressivo a precisione micromillimetrica, risponde pienamente a rigorosi criteri delle precrizioni di un ortopedico.

Con i plantari adattabili e propriocettivi EKOVEL® STEP CORRECT® è possibile un approccio funzionale in grado di riequilibrare le catene e ripristinare un equilibrio dei piani corporei e di quello podoposturale che si basa sul principio fisiologico del plantare adattabile propriocettivo.

[...] Il trattamento ortesico progressivo del disordine da shock post-traumatico con i plantari EKOVEL® è fondamentale, in particolare la metodica EKOVEL®, nel ginocchio valgo, nello stress lavorativo e nella fibromialgia [...]
B.I.

[...] l'appoggio del piede in statica e dinamica con la tecnica EKOVEL® consente adattamenti graduali di tipo fisico e crea altrettanto immediati e rilevanti effetti sulle sinergie motorie, muscolo-scheletriche antigravitarie e sull'orientazione multidimensionale dei movimenti somatici [...]
E.M.

[...] La corretta integrazione di tutti i parametri sensoriali con il plantare EKOVEL® rende possibile ai sistemi di controllo della postura, dell'equilibrio e del gesto motorio di mettere in atto nelle più diverse condizioni, in modo supervisionato, le più appropriate risposte motorie [...]
D.M.

Le pubblicazioni scientifiche delle diverse scuole dimostrano che la psiche influenza in modo permanente la impostazione del sistema posturale.

Il concetto dei plantari EKOVEL® STEP CORRECT® sta conoscendo le più grandi evoluzioni della storia dell'ortesi.

Ora sappiamo che esistono altre influenze oltre al trattamento delle deformità del piede.

[...] si possono correggere efficentemente (nei casi osservati) patologie di entità neurologica con eccellenti risultati, a condizione di rispettare il protocollo terapeutico di addattamento EKOVEL® per non peggiorare le caratteristiche neurofisiologiche e motorie del soggetto[...]
J.J.L.

[...]La mente è flusso di informazioni.
Le informazioni creano coscienza.
La coscienza è facoltà di percepire il significato di un'informazione.
L'informazione è utilizzata dall'intelligenza.
L'intelligenza non consapevole risiede nella materia.
La materia è energia consolidata.
L'energia è flusso di informazioni.[...]

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A differenza di tutti gli altri mammiferi quadrupedi che stanno in piedi e camminano in modo corretto, poco dopo la nascita l'uomo deve attendere circa 6 anni per ottenere una postura stabile (e una maturazione degli atti di degluttazione e masticazione).

A circa 12 mesi di vita si ha il passaggio graduale al bipodalismo ma è solo all'età di 5/6 anni che si formano e si stabilizzano le curve vertebrali (lordosi lombare e cervicale e cifosi dorsale) e ciò avviene grazie alla maturazione estero-propriocettiva del piede (il piede è fisiologicamente piatto fino all'età di circa 4 anni per poi trasformarsi gradualmente in una struttura elicoidale a passo variabile).

È quindi il piede il responsabile delle modificaioni delle curve vertebrali in posizione eretta (ortostatismo); la fisiologica lordosi lombare si forma e si stabilizza a partire dalla formazione di una fisiologica e stabile volta plantare, a 5/6 anni di età, che libera il tronco cefalico da uno stato di ipertonicità, regolando così anche la cifosi dorsale e la lordosi cervicale. Prima di questa età a partire da circa 1 anno, è normale che il piede sia un po' pronato e piatto, che le ginocchia siano un po' valghe e che vi sia una leggera iperlordosi lombare. Mentre nel neonato e fino a circa 8 mesi, è fisiologica la presenza di ginocchia vare e piede in supinazione. Tutti gli studi hanno confermato che la formazione delle curve parte dal basso.

Il completamento dello sviluppo della funzione posturale (sistema tonico-posturale) avviene abitualmente verso gli 11 anni e resta poi stabile sino a circa 65 anni.

La formazione e l'accrescimento del sistema muscolo-fisicale-scheletrico e del piano occlusale sono il risultato della complessa e personale azione antigravitazionale dell'individuo.

Il piede assieme alla lingua (per quanto riguarda le ossa del cranio) rappresenta un conformatore organo-funzionale di primaria importanza.

Il nostro laboratorio di ricerca vede il piede non come evento morboso localizzato, ma sempre inserito nella sindrome posturale più complessa con molta attenzione delle ripercussioni sovra segmentarie della postura associato alla tale affezione. Il piede viene definito come un organo di senso, moto, propriocettivo, cibernetico con micro e macro movimenti espressi in diverse angolazioni nel piano traverso(spirale) oragano perpetuo filogenesi ontomorfogenesi omeostasi, substrato geometrico con enorme complessità (48 gradi di movimento sul piano traversale, 42 gradi sul piano frontale e 16 gradi sul piano saggitale, collegati con 48 muscoli).

Nel analisi del macromovimento in bio meccanica possiamo constatare che:Dall' 1% al 25% della fase portante del passo il calcagno everte, il sustentaculum tali si abbassa, l'astragalo adduce, avanza e flette plantarmente sino a protudere nel cotile pedis (fase di rilasciamento).

Dal 26% al 68% della fase portante del passo il calcagno va in inversione, il sustetaculum tali risale, l'astragallo deadduce, prona e arretra sino ad andare a disporsi sulla grande apofisi del calcagno: si realizza così un avvitamento reciproco astraalo-calcaneare ad una verticalizzazione del retro piede (fase di irrigidimento).

Questa seconda fase che conduce ad un irrigidimento del segmento podalico riassume in breve tutto il micromovimento della ontomorfogenesi.

Nel corso della ontomorfogenesi il collo dell' astragalo progressivamente deadduce, prona e si accorcia rispetto al corpo dell' osso, confermandoci che la struttura può essere intesa come una fossilizzazione del movimento. Inerentemente alla problematica della sindrome pronatoria, possiamo constatare come, sulla base di un difetto evolutivo dell' apparato flessore plantare, momento patogenico del valgismo calcanare, può sovrapporsi anche un arresto evolutivo della morfogenesi astralica (astragalo più lungo, adotto e supinato con tendenza a protudere) che porterà ad un quadro di piede valgo.

Se sul medesimo difetto di ontomorfogenesi dell' apparato flessore plantare si sovrapporrà un eccesso di morfogenesi astragalica (astragalo più corto, deaddotto e pronato che tende quindi a sublusare) avremo un quadro di piede cavo valgo, (falso piede piatto dalla Scuola Francese).

Rimanendo nel modello biomeccanico, altra necessaria e fondamentale riflessione è quella che ci porta a evidenziare che posturalmente il valgo accorcia funzionalmente l'arto inferiore.

Dal lato del minor avvolgimento astragalo-calcanare, dal lato della catena programmata in chiusura, l'arto sarà funzionalmente più corto.

Per quanto concerne il modello neurofisiologico è importante non sottovalutare l'aspetto cibernetico del recettore podalico.

Il piede completa la sua morfologia, acquisita nel corso del suo sviluppo individuale, sulla scorta delle scelte evolutive della specie, grazie anche alle informazioni che riceve dall' ambiente.

Se noi vogliamo introdurre un informazione nella calzatura di un bambino per direzionare la sua ontomorfogenesi, bisogna che questa stia all' interno della banda di frequenza dei ricettori podalici: fusi neuromuscolari, ricettori cutanei ed articolari. In particolare i fusi neuromuscolari presentano due gamme di sensibilità; quando l'allungamento muscolare è consistente, nell' ordine di qualche millimetro, la loro sensibilità è relativamente bassa nel ordine da 3 a 10 influssi al secondo e al millimetro; al contrario, nel momento in cui l'allungamento muscolare è debole, inferiore a 0,1 millimetro, la sensibilità è nettamente più forte, nell'ordine di 100 influssi al secondo e al millimetro (Mattheus & Stein, 1969). Il sistema tonico posturale gioca un ruolo in questa ultima gamma di sensibilità fine.

La loro soglia di attivazione è di 3 gr per le fibre I e di 15 gr per le fibre II (Hunt).

Questa fisiologia dei fusi neuromuscolarici fa capire perchè gli elementi propriocettivi collocati sotto la pianta del piede sono di spessore molto modesto, da 1 a 3 mm, la loro finalitè non è quella di sostenere il piede o correggere la morfologia (piatto,cavo,varo,valgo,...) ma quella di stimolare le catene muscolari ipoprogrammate , con un effetto ascendente che dal piede arriva fino al cranio coinvolgendo l'intero apparato locomotore. Questi effetti sono ben documentabili a livello clinico e stabilometrico. Da non dimenticare, infine, il problema principale della programmazione centrale.

È noto che l'attività esercitata dal sistema gamma ha un significato generale oltre quello del ruolo svolto nei circuiti riflessi spinali. Un certo numero di vie discendenti, che si originano a livello dell'encefaleo e delle regioni superiori del midollo spinale, esercitano un controllo sia eccitatorio sia inibitorio sui motoneuroni gamma. In questo modo, molti sistemi superiori di controllo possono influenzare la tensione muscolare, senza modificare direttamente lo stato di contrazione delle fibre muscolari extrafusali. Un aumento o una diminuzione del grado di contrazione delle fibre muscolari intrafusali altera corrispondentemente il grado dell'attività delle fibre afferenti dai fusi e , di conseguenza, la probabilità che le fibre muscolari extrafusali rispondono a questi segnali. Questa azione è abbastanza indipendente dallo stato di contrazione delle fibre muscolari extrafusali.

Pertanto, il sistema nervoso centrale è in grado di controllare la sensibilità dei fusi neuromuscolari attraverso i motoneuroni gamma.

A livello del piede, sia il piattismo che il cavismo possono essere riconducibili ad un difetto di "taratura" del gamma motoneurone, ovvero ad una demodulazione a livello centrale.

Tenendo presente che il gamma motoneutrone adatta il tono del fuso alle richieste ambientali, possiamo dire che il piede cavo ha difficoltà a rilasciarsi, e il piede piatto ha difficoltà a irrigidirsi.

Di conseguenza, le anomalie strutturali del piede non solo rendendo precaria la risposta motoria (l'avvolgimento dell' elica) ma sono anche ragione di ostacolo alla ricezione corretta della stimolazione ambientale. La ricettività dei ricettori gravitari, presentati in gran numero nei muscoli e nelle formazioni articolari e aponeurotiche del piede, risulta alterata essendo anomali la disposizione e la condizione circolatoria dei tessuti che li ospitano i legamenti (legamento deltoideo,legamento calcaneo-scalfoideo plantare, legamento interoseo ecc.) e le formazioni muscolo-tendinee ( nel piede piatto o vero nel difetto di avvolgimento dell' elica podalica, in particolare, il tibale posteriore, il flessore lungo dell'alluce e il flessore lungo delle dita, essendo strutture che controllano la pronazione, in fatti, sono sollecitati da tensioni abnormi. Come conseguenza di ciò, il circuito di controllo della gravita risulta almeno parzialmente occluso.

Risulta chiaro che un appoggio non corretto può far sentire le conseguenze a caviglia, ginocchio,anca,tutta colonna vertebrale,fino a interessare il posizionamento del cranio e quindi il apparato occlusale (stomatognatico).

Normalizzando la recezione dell' informazione ambientale ne risulterà potenziata la integrazione informativa genetico-ambientale favorendo così l'iter evolutivo.

È evidente la fondamentale importanza della posturologia e di plantari, calzature e pavimenti ergonomici quale supporti idonei a prevenire, correggere e arrestare le anomalie dell'appoggio plantare e quindi posturali.

La muscolatura è organizzata secondo specifiche sequenze, i muscoli non lavorano in modo isolato, ma si attivano a catena. Questo significa che una sollecitazione in una sezione della catena avrà conseguenze su tutti gli anelli della stessa.
Le catene muscolari svolgono il doppio ruolo di agonista/antagonista e così, lo stato di eccessivo tono di una catena, provocherà uno stato di abbattimento del tono muscolare nella catena opposta.

Ogni tipologia di piede attiva o disattiva specifici muscoli che facendo parte delle catene muscolari creano adattamenti a cascata, ed ecco che muscoli piccoli come l'abduttore dall'alluce o l'abduttore del V dito, possono essere in uno stato di ipertono o ipotono e favorire la tendenza al valgo o al varo, programmando eccessivamente la catena muscolare di cui fanno parte.

Il valgismo e il varismo sono la conseguenza delle catene denominate da Busquet, chiusura ed apertura. Il soggetto normale presenta le due catene in equilibrio.

Quando la catena di chiusura è predominante, la rotazione interna del femore e della gamba porterà oltre valgo del piede, il valgo del ginocchio con conseguenze a livello della rotula, e problematiche di eccessiva tensione dell'articolazione coxofemorale, il sacro si orizzontalizzerà con un aumento delle lordosi fisiologiche.

La catena di apertura, provoca la rotazione esterna di gamba e coscia, il varo del piede e del ginocchio, con eccessiva tensione su menischi e crociato anteriore, il sacro si verticalizza e le lordosi si appianano. Le articolazioni progressivamente si ritroveranno a lavorare su punti in cui la cartilagine non è predisposta a quel tipo di carico, le inserzioni sopporteranno carichi limitati si infiammeranno, e lo stato di tensione permanente le renderà fragili, le vertebre si posizioneranno in modo errato nello spazio e diminuiranno il carico sopportabile.

A differenza di quanto si possa immaginare, la diagnosi di una vera "gamba corta", è un problema tutt'altro che semplice.

La sua complessità è data dal fatto che l'arto inferiore non è costituito da un unico segmento scheletrico ma presenta tre articolazioni fondamentali (anca, ginocchio e sottoastragalica) il cui atteggiamento, inteso come posizionamento reciproco dei vari segmenti scheletrici tra di loro (sacro-iliaco, iliaco-femore, femore-tibia, tibia-astragalo e astragalo-calcagno) è in grado di determinare una variazione della sua lunghezza che non è reale ma solo apparente, cioè "funzionale".

Non è sufficiente dunque la valutazione della eterometria delle creste iliache per indicare la presenza di un arto corto.

Lo studio dell'arto inferiore, inteso come lettura della "programmazione" delle catene muscolari, è la chiave di volta che ci permette di evidenziare la presenza di una vera eterometria. La maggior parte delle eterometrie degli arti, infatti, sono solo funzionali, dunque apparenti.

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